| anno 1 n° 40 | Accademia |
| ACICASTELLO, CANONE DEPURAZIONE: IL CSA PRESENTA IN BLOCCO RICHIESTE DI RIMBORSO PER 720 UTENZE | ||
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Il presidente del Centro Studi Acitrezza,
Giovanni Grasso, assistito dal legale
dell’associazione Gianmarco Gulizia, ha
presentato al Comune di Acicastello richieste di
rimborso del canone di depurazione per ben 720
utenze, su delega dei contribuenti.
Nella richiesta si chiede che il Comune di Aci
Castello acquisisca dalla società “Acque di
Casalotto S.p.A.” la posizione contabile delle
utenze, relativa a tutti i pagamenti effettuati
sul canone di depurazione in quanto
concessionario del servizio idrico e incaricato
della riscossione dallo stesso Ente. Inoltre
nella nota viene richiesto che la società “Acque
di Casalotto S.p.A.” fornisca al Comune di
Acicastello, tutti i dati contabili relativi ai
pagamenti effettuati sul canone di depurazione.
Infine, che venga effettuato il rimborso di
tutte le somme pagate dai richiedenti in
relazione alle utenze indicate, a titolo di
canone di depurazione e della relativa IVA
applicata, così come risultanti dalle scritture
contabili e dai documenti tenuti dalla società
Acque di Casalotto S. p. A. e forniti al Comune
di Acicastello, senza ulteriori aggravi
procedimentali e di spesa non previsti dalla
legge.
La richiesta di rimborso, inviata anche alle
Acque di Casalotto e all'ATO Acque Catania,
scaturisce dalla mancanza del servizio di
depurazione e dalla sentenza n.335/2008 con la
quale la Corte Costituzionale ha dichiarato
l'incostituzionalità degli art. 14, comma 1
della legge n.36 del 1994 e succ. mod. e int. e
155, comma 1, primo periodo, del D.Lgs 152 del
2006 che prevedevano il pagamento dei canoni di
depurazione anche in assenza del servizio e che
ha precisato che il pagamento è dovuto solo in
presenza dell'effettivo servizio;
A
tal proposito il Comune di Acicastello aveva
predisposto dei moduli per chiedere il rimborso,
con i quali però veniva richiesto di allegare
fatture e bollettini di pagamento, oltre alla
necessità da parte dei contribuenti di
effettuare dei calcoli per definire le somme
pagate. Un sistema molto difficoltoso specie
perché il canone è stato richiesto da ben 10
anni e non tutti hanno conservato fatture e
bollettini di pagamento.
Con la richiesta del CSA l’onere viene passato
al Comune visto che la società “Acque di
Casalotto S.p.A.” ai sensi dell'art. 2220 del
codice civile è obbligata per il periodo di
dieci anni alla conservazione delle copie delle
fatture, delle lettere e dei telegrammi spediti,
nonché per lo stesso periodo, dalla data
dell'ultima registrazione, delle scritture
contabili e che ai sensi della legge n. 241 del
1990 e successive modifiche anche gli atti dei
gestori di pubblici servizi sono soggetti al
diritto d'accesso.
Giovanni Grasso e Antonio Guarnera, presidente e
vice presidente del CSA hanno precisato: "Siamo
all'epilogo di una vicenda paradossale dove i
cittadini vedono fogne in mare e costretti a
pagare un servizio inesistente da 10 anni. Ora
il Comune provveda a rimborsare senza ulteriori
indugi e aggravi procedimentali per i
contribuenti. In caso contrario il CSA si
riserva di adire la competente Autorità
Giudiziaria".
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