anno 1 n° 34 Accademia  
 

 

“ARTISTI PER ALCAMO”, MARTEDI’ IL TEATRO INCONTRA LA DANZA

IN “EDIPO E LA PIZIA” CON LUCIA POLI E GIORGIO ROSSI

 
 
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       ALCAMO - La danza incontra il teatro nel festival “Artisti per Alcamo”, organizzato dall’Associazione per l’arte (AxA) con la direzione artistica di Giuseppe Cutino: martedì 11 novembre, alle 21,15, al Teatro Cielo d’Alcamo, (in piazza Castello), “Sosta Palmizi” presenta Lucia Poli e Giorgio Rossi in “Edipo e la Pizia”, liberamente ispirato a un racconto di Dürrenmatt. Coreografie di Giorgio Rossi; interpreti, Lucia Poli e Giorgio Rossi; musicisti, Mauro D’Alessando, Sandro De Blasio, Juliane Reiss, oggetti scenici e costumi a cura di Tiziano Fario; le musiche originali sono di Andrea Farri. La regia è di Lucia Poli.

           Tratto dal racconto di Dürrenmatt “La morte della Pizia”, spettacolo recitato e danzato da Lucia Poli (la Pizia) e Giorgio Rossi (Edipo), è arricchito in scena dall’accompagnamento di quattro musicisti. Il testo teatrale si distacca ben presto dalla matrice originaria e sviluppa in autonomia lo strano rapporto tra la Pizia e Edipo, rivisitando il mito classico. La visione è irriverente, non allo scopo di farne una burla, ma per riproporre, oggi, con la profonda leggerezza dell’ironia, l’eterno dilemma del senso del destino umano: sono gli dèi a guidare i nostri atti? O è il libero arbitrio degli uomini? O semplicemente il caso? Edipo, dopo aver ricevuto il terribile oracolo della Pizia – un oracolo che lei dichiara avere inventato di sana pianta per pura bizza – ne viene influenzato e compie il suo atroce destino: uccide il padre e sposa la madre. Perché? Ci chiediamo da sempre. Quale volontà sta dietro ai suoi atti? La risposta è che il Mistero abita il mondo e guida la storia.

          La Pizia è una “pazzerella sfrontata e beffarda” che distribuisce sentenze con scandaloso senso dell’umorismo, non crede che la ragione umana possa incidere sulla realtà e modificarla, né d’altra parte confida nel divino. Il suo agnosticismo ne fa un personaggio moderno, o piuttosto un simbolo del dubbio eterno e del privilegio della fantasia. Il mondo appare un mostro che si modifica da sé facendo continuamente nuove smorfie. Lo stile del “grottesco”, del “mostruoso”, del “fantastico”,  attraversa lo spettacolo con le sue valenze di gioco e di sberleffo, appaiono maschere e pupazzi che danzano con gli attori e si sostituiscono ad essi. Ma ci sono anche momenti di riflessione, di buio, di sperdimento. La musica, che accompagna i gesti, le movenze e le parole dei due protagonisti, contribuisce a rendere corpose e comunicative le varie emozioni.          

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