Anno 2010 Accademia  
  Il giardino Belvedere di Acireale  
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     Note storiche sull’unico grande giardino pubblico della città: il giardino Belvedere sorto nel 1848 ed intitolato a Vittorio Emanuele III.

     Il nome Belvedere venne attribuito per lo splendido panorama che si gode affacciandosi dal suo balcone centrale, in fondo al vialone, che sporge sulla Timpa e che sovrasta la borgata marinara di Santa Maria La Scala.

      Sei busti di illustri acesi dell’800 e del ‘900 sono posizionati al centro delle aiuole. La “rotonda” che di eleva a palco sulla sinistra veniva usata in estate per le manifestazioni musicali. Ad uso pubblico anche un piccolo campetto per eventi sportivi di minore importanza. Sulla destra si trova la vasca (che in passato ospitò cigni e papere) con il gruppo marmoreo di Aci e Galatea; ancora in fondo si scorgono i “ruderi” di quello che fu un “Café chantant” e poi teatro Eden edificio in stile moresco dove si eseguivano concerti ed operette.

      Fin qui la storia della “Villa Belvedere” che ai nostri giorni ha perso moltissime peculiarità che la distinguevano. Persino i pesci nella vasca  sotto il balcone centrale sono spariti; dei cigni nessuna traccia, l’ingresso era realizzato in acciottolato bicolore e recava la scritta “Giardino Belvedere”, non viene più curato il datario realizzato con piantine sotto la balconata centrale (indicava giorno mese ed anno). Ai nostri giorni e particolarmente  quest’anno è stato “teatro” di una “bancarellata” generalizzata definita pomposamente “Fiera dello Ionio” che ha “accolto” tra i vialetti del delizioso giardino pubblico persino “arrusti e mangia” oltre che venditori di ogni tabella merceologica esistente a livello mondiale (c’erano anche i cinesi), ed è stato persino consentito volantinaggio indiscriminato dentro e fuori il circuito.

      Quel che rimane oggi all’interno della villa Belvedere non lo sappiamo sta di certo che rimane chiusa al pubblico con all’interno stand e varie di ogni genere. L’ultimo giorno di “fiera” prima della chiusura abbiamo rilevato la devastazione delle aiuole e parecchio altro.

          Era il caso di devastare cotanta armoniosa ed impareggiabile bellezza in favore di quella che molti hanno paragonato alla fiera del sabato? Tra chi di “dovere” nessuno si è indignato o almeno non ne abbiamo notizia.            

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