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L’Istituto Autonomo delle Case Popolari di Catania
in applicazione degli artt. 46 e 47 del DPR 445 del 28/12/2000
autorizzava gli affittuari di case popolari
all’autocertificazione del reddito per la determinazione dei
canoni di locazione per l’anno successivo. In base al reddito
veniva poi determinata la fascia di canone applicato in seguito;
sei categorie di fascia B e quattro categorie di fascia C.
Chiaramente, poiché nella fascia B1 riservata a nucleo
familiare composto da 1 a 3 persone l’equo canone veniva ridotto
al 45% e nella fascia B6 riservata a nuclei familiari superiori
a 5 persone l’equo canone veniva ridotto al 12%, fare parte in
una o altra fascia faceva una bella differenza. Il documento è
reperibile presso l’assessorato ai lavori pubblici della Regione
Siciliana a Palermo.
Ma succedeva spesso che persino la documentazione inviata per
raccomandata A/R veniva smarrita (documentato) e persino in
presenza del n. di protocollo non veniva ritrovata la
documentazione attestante la posizione reddituale dell’inquilino
IACP. Succedeva così che in mancanza di tale documentazione
veniva applicata la tariffa più alta; a nulla però valevano le
rimostranze dei malcapitati persino con le vie legali. Si arrivò
così ad un accumulo debitorio altissimo nei confronti degli
inquilini che unica arma che avevano trovato per protestare era
quella di non pagare ignorando però che anche il ritardo di
cinque minuti causava “mora” nei loro confronti. Un ente come lo
IACP aveva ed ha un presidente ed un direttore; non sappiamo se
sono mai intervenuti a difesa dell’utente.
Sta di fatto che un bel giorno di ferragosto del 2002 un
esorbitante (inesistente) debito di circa 50 miliardi delle
vecchie lire fu ceduto ad una finanziaria di Nocera inferiore la
Credit Management e Service SpA per circa 5 miliardi delle
vecchie lire che, faceva poi riferimento ad una Sineco Fin di
Roma le quali così si sono ritrovate a vantare un enorme credito
di ignari inquilini dello IACP di Catania. Di tutto ciò fu
informato lo IACP di Palermo il quale confermava la piena
autonomia gestionale di Catania. Da parte di molti utenti fu
dimostrato di aver presentato regolarmente le autocertificazioni
ma purtroppo avevano dovuto pagare il presunto debito perché
minacciati di perdere il diritto al subentro e/o riscatto
dell’alloggio per morosità.
Ad oggi, seppur con le dovute buone maniere di una semplice
impiegata nell’ufficio di Catania della CMS Srl di possibili
ricorsi per il rimborso del maltolto, niente è accaduto. Ci
corre informare che la collegata Sineco Fin. di Roma,
specializzata nell'acquisto pro-soluto del credito, pare abbia
intrapreso un'azione legale nei confronti dell'Istituto Autonomo
Case Popolari di Catania ma, al momento non ne conosciamo
l'esatta motivazione.
Questa è la triste storia di un’assurda vicenda, di un
incredibile danno perpetrato ai danni di comuni cittadini che
non avevano le armi per difendersi dall’arroganza di un certo
sistema.
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