| anno 1 n° 31 | Accademia |
| Palermo: "Un secolo di Polizia Municipale" S’INAUGURA DOMANI UNA MOSTRA DI DOCUMENTI E CIMELI ALL’ARCHIVIO STORICO |
||
|
Cento anni di sicurezza a
Palermo in mostra, ovvero oggetti, documenti, bozzetti e
fotografie d’epoca che illustrano la storia del Corpo di Polizia
municipale nell’ultimo secolo (1908-2008). S’intitola Per la
sicurezza della città l’esposizione allestita nelle sale
dell’Archivio storico comunale (via Maqueda 157) che viene
inaugurata domani, giovedì 16, alle 16.30 dal vicesindaco
e assessore alla Cultura, Mario Milone. Presenti anche la
direttrice dell’Archivio storico, Eliana Calandra; il comandante
del Corpo di Polizia municipale, Nunzio Purpura; e il dirigente
dei Vigili urbani, Francesco Teriaca. Per la sicurezza della città - Un secolo di storia del Corpo di Polizia municipale di Palermo (1908-2008) resta aperta fino al 9 novembre, ogni giorno (lunedì escluso), dalle 9,30 alle 18,30; ingresso libero. Il progetto. L’Archivio comunale conserva, a partire dal 1908, la documentazione storica di questo importante settore dell’Amministrazione cittadina che, opportunamente integrata con oggetti e fotografie in possesso del comando di Polizia municipale, ha costituito la base per la ricerca in una felice sinergia con l’Archivio storico. Il progetto nasce dalla volontà di riscoprire memoria e radici di un organismo dedito, fin dalla nascita, a garantire e tutelare la sicurezza cittadina. La storia: dal Medioevo ai Borboni. Le prime notizie risalgono al 1320, quando, tra gli ufficiali dell’Amministrazione, ritroviamo cinque magistri di sciurta (o xurta), addetti alla sorveglianza pubblica, uno per quartiere (Cassaro, Albergaria, Seralcadio, Chalcia, Porta Patitelli), con compiti di tutela dell’ordine pubblico, assicurato da una sorta di ronda notturna effettuata dalle cosiddette sciurte, ossia pattuglie di uomini scelti.
A Palermo, l’esigenza di garantire migliori condizioni di
vivibilità fu fortemente avvertita dal Senato fin dal Medioevo;
ma occorrerà arrivare al periodo borbonico per trovare un
servizio ben strutturato e in qualche modo paragonabile a quello
attuale, dipendente dal Corpo della Milizia del Municipio
(1846). Dopo l’Unità d’Italia, venne redatto nel 1864 un nuovo
Regolamento per il Corpo riunito dei Pompieri cantonieri e
Guardie municipali, che univa in sé le competenze relative alla
prevenzione e spegnimento degli incendi con quelle volte alla
tutela dell’ordine pubblico. Ma a partire dal 1881 si pensò di
separare formalmente e giuridicamente i
servizi; nacquero, così, due
distinti organici: quello dei Pompieri, nel 1903; e quello delle
Guardie municipali nel 1908.
Le testimonianze. È da
questo momento che inizia il percorso della mostra storico -
documentaria, che si snoda attraverso circa sessanta
testimonianze. Si comincia dalla deliberazione di Consiglio
comunale del 14 aprile 1908, che approva il nuovo regolamento
delle Guardie municipali, e che può essere considerato il vero e
proprio atto di nascita del Corpo. I suoi componenti rivestono
la qualità di agenti della forza pubblica, sono considerati in
servizio permanente ed hanno l’obbligo di far rispettare le
leggi penali e quelle di pubblica sicurezza. L’organizzazione
risultava costituita da un comandante, un tenente e un
sottotenente, da 9 marescialli, di cui uno contabile, 16
brigadieri, 14 sottobrigadieri, 4 trombettieri e 274 guardie.
E ancora, sono in esposizione esemplari dei vecchi libretti per le contravvenzioni, cataloghi illustrati di divise militari, progetti di chioschi cittadini, e addirittura l’inventario dei beni mobili all’interno della vecchia caserma delle Guardie municipali, che si trovava in via Torremuzza (ex complesso del Noviziato dei Crociferi, attuale sede dell’assessorato al Centro storico). La decadenza. Purtroppo, già dal 1920 il Corpo delle Guardie municipali manifestava segni di decadenza a causa di scarso senso di disciplina e rispetto dell’autorità. E le prime avvisaglie si erano già avute negli anni precedenti. Una testimonianza in mostra è costituita dal caso, riportato sulle colonne di un quotidiano locale, di due vigili artefici di un’intimidazione elettorale (1913).
Durante il periodo fascista molti corpi di Polizia municipale in Italia vennero soppressi, e nel 1939 la stessa sorte toccò a quello di Palermo. Gli anni dal 1924 al 1939 sono, tuttavia, molto ben documentati in mostra da una serie di testimonianze che illustrano le molteplici competenze dell’organismo: licenze d’esercizio, calmiere dei prezzi, divieti di transito “in occasione della celebrazione della marcia su Roma”, libretti di licenza di circolazione di veicoli, etc.
Oltre ad essere uno spaccato della memoria, la mostra mette in luce il rapporto molto stretto che ha sempre legato le forze di Polizia municipale alla città. Ma, soprattutto, emerge l’immagine di un tutore dell’ordine che svolge la propria missione vicino alla gente e tra la gente, mosso da un forte senso del dovere e consapevole dell’importanza del servizio sociale a lui affidato. Il catalogo. Per la sicurezza della città è corredata da un catalogo, curato dalla direttrice dell’Archivio storico comunale, Eliana Calandra, e dal colonnello Francesco Teriaca, dirigente della Polizia municipale.
|
||
|
|